Metà del 1800, iniziava l’odissea degli operai delle nostre valli verso il nord Tirolo e la Germania per la costruzione delle linee ferroviarie, gli aisenponeri. Molti sono i racconti che narrano le vicende delle nostre Valli e che rimane come testimonianza di vita dura: “…a la matina a l’alba, si senton le trombe suonare, son gli aisenponeri che vanno via, ciao bella mora mia se vuoi venir…” dice il ritornello del più conosciuto dei tanti canti che sono stati dedicati alla figura degli aisenponeri.
Quasi in ogni famiglia delle nostre Valli c’è stato almeno un aisenponer che ha lasciato la propria terra per lavorare nel famoso aquilon, la galleria dell’Arlberg fra Innsbruck e Costanza.
Successivamente il termine aggiunse il significato generico di migrante economico, a prescindere dal lavoro che andava poi a svolgere ovunque andasse, anche oltre oceano, diventando anche termine generico di “altrove”.
“…ti porterei al di là del mare, in quella bella casa nell’aisenponàr…” continua la famosa canzone.


