Fatti disonorevoli


Da capitano di una Schützenkompanie riconosco di non essere esente da errori, ma evidenzio di provare un profondo senso di amarezza ogni volta che assisto a episodi di ostilità o di pregiudizio nei confronti del popolo italiano: cosa molto frequente in tanti, troppi Schützen. Non perché questi possano rappresentare la totalità del mondo degli Schützen, ma perché anche una minoranza è sufficiente a compromettere l’immagine e la credibilità di un’istituzione che dovrebbe fondarsi sull’onore, sul rispetto.

Essere Schütze significa custodire una storia secolare, tramandare tradizioni, mantenere vivo il ricordo di chi ci ha preceduto e difendere un’identità culturale. Tutto questo, però, perde valore se viene accompagnato dal disprezzo verso un altro popolo. L’amore per la propria patria non dovrebbe mai trasformarsi nell’odio verso quella altrui.

Purtroppo è innegabile che, ancora oggi, esistano persone che esprimono atteggiamenti ostili nei confronti degli italiani. Frasi offensive, stereotipi e comportamenti discriminatori non possono essere ignorati o giustificati come semplici “sfoghi”. Sono comportamenti che feriscono non solo chi li subisce, ma anche tutti quegli Schützen che credono sinceramente nei valori dell’onore e del rispetto reciproco.

Il Tirolo storico ha una storia complessa, segnata da conflitti, cambiamenti di confini e profonde ferite. Conoscere quella storia è fondamentale, ma non può diventare un alibi per alimentare rancori che appartengono al passato. Le nuove generazioni meritano di ricevere un’eredità fatta di consapevolezza storica, non di odio.

Da capitano ritengo che la nostra responsabilità sia doverosamente educativa. Dobbiamo trasmettere disciplina, senso del dovere, amore per la nostra terra e rispetto per ogni persona. Il prestigio di una Schützenkompanie non si misura soltanto durante una sfilata o una cerimonia, ma soprattutto nel comportamento quotidiano dei suoi membri.

Chi indossa l’uniforme rappresenta qualcosa di più grande di sé stesso. Ogni parola pronunciata e ogni gesto compiuto contribuiscono a costruire oppure a distruggere l’immagine dell’intero corpo degli Schützen. Per questo motivo non possiamo voltare lo sguardo davanti a comportamenti discriminatori, qualunque sia la loro origine.

Amare il Tirolo storico non significa odiare l’Italia. Difendere la propria identità non significa negare la dignità di chi appartiene a un’altra cultura. Le identità forti non hanno bisogno di creare nemici per sentirsi vive; trovano la loro forza nella consapevolezza delle proprie radici e nella capacità di confrontarsi con gli altri senza rinunciare ai propri valori, creando ponti, non muri.

Il futuro degli Schützen dipenderà anche dalla capacità di dimostrare che tradizione e rispetto possono convivere. Solo così questa istituzione continuerà a essere un punto di riferimento morale e culturale, anziché essere ricordata per le intolleranze, di pochi o -ahimè- di molti.

Da capitano continuerò a difendere la storiatriolese e continuerò a cercare di creare ponti. Perché l’onore non si dimostra odiando qualcuno.


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