Sempre e comunque…


L’episodio più controverso della sua scelta interventista emerge dalla Lettera n. 389 del 30 aprile 1916 (Epistolario di Cesare Battisti, vol. II), indirizzata al comandante della 1ª Armata, il generale Roberto Brusati. In quel documento Battisti sollecitò esplicitamente un’intensificazione dei bombardamenti sulla sua città natale, affermando: «Bisogna finirla coi riguardi verso le città abitate: Trento è oggi un immenso deposito di munizioni.»Per giustificare tale richiesta sostenne inoltre che «ben difficilmente potrebbero da una nostra azione aerea esser danneggiati edifici non militari». Una simile affermazione appare tuttavia difficilmente conciliabile con la realtà tecnologica del 1916. I bombardamenti aerei dell’epoca, effettuati con velivoli Caproni e ordigni a caduta libera, erano infatti privi della precisione necessaria per colpire esclusivamente obiettivi militari, soprattutto all’interno del fitto tessuto urbano medievale di Trento. Il rischio di coinvolgere abitazioni civili, monumenti e popolazione era quindi concreto e ampiamente prevedibile.Ancora più significativa è la conclusione della lettera, nella quale Battisti affermò che i cittadini «lietamente si chiamerebbero pronti al sacrificio dei loro ricordi più gloriosi pur di affrettare la vittoria». Questa presa di posizione può essere letta come il punto più estremo della sua visione politica e militare: l’idea che una popolazione potesse essere chiamata a sacrificare la propria città, il proprio patrimonio storico e la propria sicurezza in nome dell’obiettivo nazionale. Per i suoi critici, tale passaggio rappresenta uno degli aspetti più problematici della figura di Battisti, poiché attribuisce ai trentini una disponibilità al sacrificio che non poteva essere data per scontata e che finisce per subordinare le sofferenze della popolazione civile alle esigenze della guerra.

Per queste e mille altre ragioni diciamo Ben Alzato!


6 risposte a “Sempre e comunque…”

  1. Buongiorno, non so se la voce che ho sentito sia fondata o meno ma risulta che battisti fosse stato condannato da un tribunale locale per bancarotta fraudolenta o qualcosa di simile (se avete conferma fatemelo sapere – grazie) in relazione alla tipografia che aveva in Trento.
    Probabilmente è da qusto che deriva il suo profondo odio per la propria patria.

        • A parte l’essersi iscritto con un email fasulla, indice di scarsa o inesistente trasparenza, brevemente le rispondiamo con alcune considerazioni e la loro fonte:

          La fuga di Cesare Battisti in Italia nell’agosto del 1914 fu causata non solo da motivi politici e di sicurezza, ma anche dal pesante dissesto finanziario delle sue attività Fonte Wikipedia

          Il dissesto della STET: I debiti maggiori derivavano dalla STET (Società Tipografica Editrice Trentina), l’impresa da lui fondata e attraverso la quale stampava il giornale Il Popolo. A causa dei continui sequestri imposti dalle autorità austriache e della cattiva gestione, la società accumulò un passivo enorme.
          Fonte FBK | Fondazione Bruno Kessler

          La vendita della tipografia: Per coprire l’ingente esposizione debitoria, la famiglia fu costretta a vendere lo stabilimento tipografico e i macchinari.
          Fonte FBK | Fondazione Bruno Kessler

          I creditori: Nonostante la vendita dello stabilimento avesse permesso di rateizzare il rientro di una parte dei debiti, i creditori pretesero immediatamente il pagamento delle prime rate, lasciando la moglie Ernesta Bittanti Battisti in una situazione di forte indigenza.
          Fonte FBK | Fondazione Bruno Kessler

          Oltre ai debiti commerciali, Battisti aveva contratto prestiti privati con conoscenti ed ereditieri.
          Fonte FBK | Fondazione Bruno Kessler

          • Buongiorno,
            preciso anzitutto che non ho utilizzato un indirizzo e-mail «fasullo», bensì un indirizzo temporaneo. Si tratta di una scelta dovuta al fatto che, per quanto mi è stato possibile constatare, il blog richiede l’inserimento di un indirizzo e-mail senza rendere disponibile un’adeguata informativa sul trattamento dei dati personali.
            L’indirizzo e-mail costituisce un dato personale quando è riferibile, anche indirettamente, a una persona fisica. La sua raccolta comporta pertanto l’obbligo di fornire all’interessato, al momento dell’acquisizione, le informazioni previste dall’art. 13 del Regolamento (UE) 2016/679, tra cui l’identità del titolare del trattamento, le finalità e la base giuridica, il periodo di conservazione, gli eventuali destinatari dei dati e i diritti dell’interessato. In Italia la materia è inoltre disciplinata dal d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, come adeguato al GDPR dal d.lgs. 10 agosto 2018, n. 101.

            Quanto al merito, preciso di essere uno storico amatoriale interessato alla vicenda di Cesare Battisti. Proprio per questo avevo chiesto di conoscere le fonti sulle quali si fonda la specifica affermazione secondo cui Battisti sarebbe stato condannato da un tribunale per bancarotta fraudolenta.

            I riferimenti forniti non rispondono a tale domanda. «Wikipedia» e «FBK – Fondazione Bruno Kessler», senza l’indicazione della pagina consultata, dell’autore, del titolo del contributo, della data di pubblicazione e delle fonti documentarie richiamate, non costituiscono citazioni verificabili. Possono eventualmente rinviare a fonti secondarie attendibili, ma soltanto se identificate con precisione e se consentono di risalire alla documentazione sulla quale si basano.

            Soprattutto, le circostanze riportate — il dissesto della STET, l’esistenza di debiti, la vendita della tipografia e le difficoltà economiche della famiglia — non dimostrano l’esistenza di una condanna penale per bancarotta fraudolenta. Un dissesto commerciale e una condanna giudiziaria sono fatti storicamente e giuridicamente distinti; dal primo non può essere desunta la seconda.

            Per comprovare l’affermazione originaria sarebbe quindi necessario indicare almeno il tribunale competente, la data e gli estremi della decisione, il reato contestato secondo la legislazione allora vigente e, possibilmente, la collocazione archivistica del provvedimento o una pubblicazione scientifica che lo riproduca o lo citi puntualmente.

            Rinnovo pertanto la richiesta: esiste una fonte documentaria o storiografica precisa che attesti la condanna di Cesare Battisti per bancarotta fraudolenta? In mancanza, ritengo che l’affermazione non possa essere presentata come una «verità» storicamente accertata.

          • Email fasulla o temporanea che sia, non è attendiblie: comunque evita artatamente di nascondersi.
            Circa il suo tentativo di delegittimare quanto citato, lo respingiamo al mittente: le fonti di FBK sono pienamente attendibili, e ne ho citate solo alcune delle tante, tantissime.
            Per maggiori dettagli può approfondire in autonomia: ha detto di essere uno storico, faccia il suo lavoro, seppur amatoriale.
            Un saluto.
            PS non accetteremo altri suoi commenti se inseriti ancora da email nonverificabile.

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